Il comportamento dei mercati finanziari quest'anno lascia presagire l'arrivo di un cigno grigio. Si tratta di un evento shock che, a differenza del cigno nero, assolutamente imprevedibile, è possibile da predire. In altri termini, il cigno grigio non lo vede chi non vuole vederlo, ma i segnali ci sono tutti. E il segnale principale è che il mercato azionario cerca di rendere evidente una situazione che viene ben nascosta dal mercato obbligazionario.
Il rally del credito globale, infatti, sta attenuando il rischio che l'economia statunitense finisca in recessione. Rischio che invece viene avvalorato dal sell-off quest'anno a Wall Street. Il primo trimestre delle azioni americane si è concluso con la peggiore performance dal 2022. L'andamento riflette una serie di dati macroeconomici negli Stati Uniti che, anche se non allarmanti, segnalano un lieve deterioramento del contesto macroeconomico. Nel contempo, l'inflazione americana è tornata a salire, ventilando la possibilità che si manifesti uno scenario stagflazionistico.
A inasprire il quadro generale è la politica commerciale, da molti definita autolesionistica, del presidente USA
Donald Trump. Oggi l'inquilino della Casa Bianca renderà noti i
dazi reciproci e attuerà chiarimenti in merito alle tariffe del 25% sulle auto in un evento al Rose Garden dello Studio Ovale. Trump ha definito questo il "giorno della liberazione". Il pericolo, però, è che piuttosto si tramuti nel giorno del disastro se, come probabile, gli altri Paesi attueranno una rappresaglia intensificando la guerra commerciale già in corso.
Secondo un modello di JP Morgan Chase dello scorso mese, i mercati finanziari sul lato azionario stavano valutando una probabilità del 33% di una contrazione dell'economia americana, rispetto al 17% di fine novembre. Questa aspettativa non è corroborata dal lato obbligazionario, che sta scontando una probabilità di recessione dal 9% al 12%.
"I mercati del credito negli Stati Uniti stanno valutando una probabilità molto più bassa di recessione rispetto ai mercati azionari", ha detto Chris Ellis, gestore di portafoglio high yield con sede a Londra presso Axa Investment Managers. "L'ho sentito descrivere come un rischio di 'cigno grigio' sul mercato, il che mi sembra appropriato. Non sappiamo esattamente cosa potrebbe innescare un sell-off, ma dobbiamo procedere con cautela".
Mercati finanziari: arriverà davvero il cigno grigio? Gli investitori sono cauti
I prossimi giorni potrebbero essere decisivi per determinare cosa succederà sui mercati finanziari e se si stia preparando il terreno per l'arrivo di un cigno grigio. La definizione dei dazi di Trump segnerà certamente un passo decisivo in quest'ottica. Gli investitori cercano di mantenere un approccio prudente, in attesa di maggiore chiarezza su molti fronti.
"Abbiamo costruito una posizione di portafoglio leggermente più difensiva in quanto riteniamo che gli spread creditizi, in particolare negli Stati Uniti, lascino gli investitori esposti a potenziali cattive notizie", ha detto Sriram Reddy, responsabile della gestione del portafoglio clienti presso il gestore di investimenti alternativi Man Group. "Non c'è un fattore scatenante specifico che stiamo osservando: potrebbe essere una moltitudine di fattori diversi che potrebbero spingere gli spread più larghi, ma le correnti sottostanti sono il rallentamento della crescita".
A giudizio di Nicolas Jullien, responsabile globale del reddito fisso di Candriam, gli spread non riflettono ancora il rischio di credito insito nel mercato high yield in generale. "Potremmo sicuramente allargare per riflettere un rischio più elevato di recessione. Alcuni settori altamente esposti e sensibili ai dazi, come quello automobilistico, potrebbero entrare in una fase di stress", ha affermato.
Nomura Holdings ha individuato quest'anno alcuni rischi del cigno grigio, che includono un crollo delle
azioni Nvidia, il balzo dei rendimenti dei Titoli di Stato USA decennali a oltre il 6% e uno shock della crescita dell'economia a stelle e strisce. Ancora non si è giunti a questa situazione, ma alcuni segnali nei mercati non dovrebbero essere trascurati.
Tra questi troviamo le quotazioni dell'oro - bene rifugio per eccellenza - che stanno polverizzando tutti i record storici e si sono collocate a oltre 3.100 dollari l'oncia, e i credit default swaps in Europa e USA - utilizzati dagli investitori per proteggersi dal rischio di credito - arrivati ai livelli più alti dal mese di agosto per quanto riguarda le obbligazioni spazzatura.