Nelle ultime settimane, il dibattito sui dazi imposti dall’amministrazione Trump ha infiammato il mondo dell’economia e della politica. Ma questi dazi sono davvero un capriccio di un uomo orgoglioso o potrebbero rivelarsi una mossa vincente per l’economia americana nel lungo termine? Per rispondere a questa domanda, è fondamentale analizzare i dati e comprendere il contesto in cui queste misure sono state adottate.
Economia USA: il deficit commerciale
Uno degli elementi chiave per comprendere la politica dei dazi è il deficit commerciale degli Stati Uniti, ovvero la differenza tra le esportazioni e le importazioni del Paese. Se un sistema economico esporta più di quanto importa, ha un surplus commerciale; al contrario, se importa più di quanto esporta, ha un deficit.
Negli ultimi decenni gli Stati Uniti hanno accumulato un deficit commerciale significativo, il che significa che acquistano più beni e servizi dall’estero di quanti ne vendano. Secondo i dati ufficiali, questa situazione si è aggravata negli ultimi anni, con il deficit che ha raggiunto livelli record. Per avere un termine di paragone, l’Unione Europea nel suo complesso ha invece un surplus commerciale, esportando più di quanto importi. Questo squilibrio è uno dei principali motivi che hanno spinto Trump a introdurre i dazi: ridurre la dipendenza dagli acquisti esteri e incentivare la produzione nazionale.
Fonte: tradingeconomics.com
Le conseguenze del deficit commerciale USA
Avere un deficit commerciale elevato può avere diverse conseguenze negative:
-
Dipendenza dall’estero
Quando un Paese importa la maggior parte dei beni di cui ha bisogno, diventa vulnerabile a interruzioni nella catena di approvvigionamento. Un esempio pratico è stato l’inizio della pandemia di COVID-19, quando l’Italia si è trovata senza scorte di mascherine perché la produzione era stata delocalizzata in Cina. Questo tipo di dipendenza è un aspetto che Trump vuole eliminare per gli Stati Uniti.
-
Aumento del debito
Per acquistare prodotti dall’estero, gli Stati Uniti devono disporre di risorse finanziarie. Se la bilancia commerciale è negativa, le opzioni sono due: indebitarsi o vendere asset nazionali, come immobili, quote di aziende o titoli di Stato. Questo processo può portare a un’esposizione finanziaria pericolosa nel lungo termine.
-
Perdita di posti di lavoro
Se le aziende americane trovano più conveniente produrre all’estero, i lavoratori negli Stati Uniti rischiano di perdere il proprio impiego. Il fenomeno della delocalizzazione ha già causato la chiusura di molte fabbriche negli Stati Uniti, contribuendo all’aumento delle disuguaglianze economiche.
-
Indebolimento del dollaro
Se gli investitori iniziano a percepire gli Stati Uniti come troppo dipendenti dalle importazioni, la fiducia nel dollaro potrebbe diminuire. Se il dollaro si indebolisce, le importazioni diventano più costose, alimentando l’inflazione e riducendo il potere d’acquisto dei cittadini americani.
-
Crescita della disuguaglianza sociale
Un’economia incentrata sulle importazioni e sulla delocalizzazione tende a favorire le grandi aziende e gli investitori finanziari, mentre penalizza la classe lavoratrice. Se le fabbriche chiudono, i lavoratori perdono il posto, mentre i dirigenti e gli azionisti possono continuare a beneficiare dei profitti generati da produzioni estere. In poche parole i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
L’economia americana e il ruolo del commercio estero
Un altro aspetto fondamentale per comprendere le ragioni dietro le politiche protezionistiche di Trump è la composizione dell’economia USA. Negli Stati Uniti, il commercio estero nonostante sia così importante, rappresenta appena il 27% del PIL, mentre in Italia, dove come nella maggior parte d'Europa la bilancia commerciale è positiva, questa percentuale è del 68%. Questo significa che, sebbene il commercio con l’estero sia importante, l’economia americana comunque si basa in gran parte sulla domanda interna.
Trump ha quindi puntato a rafforzare il mercato interno attraverso i dazi, incentivando le aziende a mantenere la produzione negli Stati Uniti piuttosto che delocalizzarla all’estero. Se le industrie americane continuano e anzi aumentano a produrre sul suolo nazionale, l’occupazione resta stabile e il denaro circola all’interno dell’economia statunitense.
I dazi e la reazione del mercato globale
Uno degli argomenti più comuni contro i dazi di Trump è che altri Paesi potrebbero rispondere con misure simili, colpendo le esportazioni americane. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno un vantaggio importante: sono il più grande mercato di consumo del mondo, con una domanda di circa 20.000 miliardi di dollari l’anno, di cui 3.000 miliardi solo in importazioni.
Molti Stati esportano gran parte dei loro prodotti negli Stati Uniti e non importano altrettanto da loro, rendendo così poco efficace rispondere con dazi di ritorsione mentre gli USA sono un cliente particolarmente importante con un grande potere di contrattazione. Inoltre spesso, ad esempio nel settore automobilistico, le tariffe imposte dall’Unione Europea sulle auto americane sono già superiori a quelle imposte dagli Stati Uniti sulle auto europee (10% contro il 2,5%). Questo dimostra che il sistema commerciale globale non è sempre equilibrato e che le misure protezionistiche di Trump, seppur spesso esagerando, cercano in effetti di riequilibrare il gioco.
Il ruolo della Cina e la competizione globale
Un ulteriore fattore da considerare è l’ascesa della Cina come superpotenza economica. Negli ultimi anni, la Cina ha adottato una strategia di lungo termine per rafforzare la propria economia, puntando sulla produzione interna e sull’espansione del proprio mercato. Anche gli Stati Uniti, sotto Trump, stanno cercando di seguire una strada simile, proteggendo le industrie americane e riducendo la dipendenza dall’estero.
Se questa strategia avrà successo, gli Stati Uniti potrebbero mantenere il loro ruolo dominante nell’economia globale, evitando di essere sorpassati da potenze emergenti come la Cina. Tuttavia, questa transizione non sarà indolore: nel breve termine, i mercati finanziari potrebbero reagire negativamente, e alcuni settori economici potrebbero subire turbolenze, come in effetti sta già accadendo.
Del resto questo ce lo ha già indicato più volte il Forecaster fra gli "Hot Topics" dell'AI Agent, evidenziando in tempo reale giorno per giorno come i mercati rispondono a notizie del genere e quali azioni ne vengono maggiormente influenzate, sia positivamente che negativamente.
Conclusioni
La politica dei dazi di Trump è una mossa azzardata, ma con una logica chiara: rafforzare l’economia USA nel lungo periodo, riducendo il deficit commerciale, incentivando la produzione interna e proteggendo i posti di lavoro. Sebbene possa sembrare una scelta aggressiva, in realtà si basa su strategie economiche consolidate, simili a quelle adottate da altre potenze globali come la Cina.
Nel breve termine, queste misure possono causare incertezza e tensioni nei mercati, ma nel lungo termine potrebbero garantire una maggiore stabilità economica agli Stati Uniti. Trump ha senza dubbio uno stile politico controverso, ma dal punto di vista economico, le sue mosse protezionistiche potrebbero rivelarsi più lungimiranti di quanto sembri a prima vista.
Se vuoi approfondire le aziende di qualsiasi paese e settore, con tanto di analisi sulle news come queste e le azioni che ne vengono coinvolte, le trovi sul Forecaster. Gratis per 7 giorni QUI