La mannaia dei dazi stabiliti dal presidente degli Stati Uniti
Donald Trump si è abbattuta implacabile su serie di settori dell'economia. Dal Rose Garden della Casa Bianca, il tycoon ha firmato l'ordine per
imporre almeno il 10% su tutti i Paesi, in aggiunta a tariffe reciproche per quelle nazioni che si ritiene abbiano già fissato delle barriere sulle merci statunitensi (
Trump riscrive le regole del commercio mondiale).
I nuovi prelievi si uniscono alle tariffe esistenti, ma ci sono delle eccezioni. Ad esempio, per Canada e Messico, rimane solo la tariffa del 25% su tutti i prodotti che entrano nel territorio americano, come precedentemente annunciato. Stesso discorso per alcuni beni provenienti da settori chiave, tra cui acciaio, alluminio, rame, prodotti farmaceutici, semiconduttori, legname e auto.
Sui veicoli Trump nei giorni scorsi aveva già annunciato dazi del 25%, che ha confermato ieri, ma non ci sarà l'aggravio delle nuove tariffe generalizzate e reciproche. I prelievi partiranno da oggi e il settore automobilistico è già in fermento. Molti, infatti, sono i produttori stranieri esportatori negli Stati Uniti o i produttori americani che hanno stabilito gli impianti di produzione fuori dal territorio statunitense e importano le auto.
Gli USA sono il più grande importatore di veicoli del mondo e nel 2024 quasi la metà delle vendite è di importazione (dati GlobalData). Tra l'altro, la tassa del 25% scatta anche per le componenti necessarie per costruire i mezzi di trasporto.
Auto: ecco la reazione ai dazi di Trump
Le case automobilistiche sono passate immediatamente alle contromisure. Ford Motor prevede di annunciare sconti su diversi modelli a partire da oggi per compensare il ricarico dei dazi e difendere la domanda.
Il programma, che si chiamerà "Dall'America per l'America", è in controtendenza con la politica che probabilmente attuerà la maggior parte dei concorrenti, i quali aumenteranno i prezzi delle auto per assorbire i costi delle tariffe. Ford può permettersi questa politica, perché tra le aziende di Detroit è quella che importa meno le sue auto dall'estero. L'azienda guidata da Jim Farley costruisce l'80% dei suoi veicoli venduti negli Stati Uniti a livello nazionale, a fronte di circa il 50% di General Motors e Stellantis. "Ford è nella posizione migliore per far fronte alle tariffe", hanno affermato gli analisti di Barclays.
Stellantis invece chiuderà il suo impianto di assemblaggio di Windsor, nell'Ontario, per due settimane. La decisione è proprio legate ai nuovi dazi, ha affermato il sindacato canadese Unifor.
Situazione opposta rispetto a Ford è quella di Volkswagen. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il colosso automobilistico tedesco aumenterà i prezzi delle auto esportate negli Stati Uniti attraverso una "tassa d'importazione".
Il secondo più grande produttore del mondo ha temporaneamente bloccato le spedizioni provenienti dal Messico e quelle dall'Europa, inviando una nota ai rivenditori. Inoltre, ha comunicato ai propri concessionari che entro la metà di questo mese fornirà loro maggiori dettagli sulle strategie di prezzo relative alle auto colpite dalle tariffe e prevede l'assegnazione di questi veicoli ai punti vendita entro la fine di aprile. "Vogliamo essere molto trasparenti nell'affrontare questo periodo di incertezza", ha affermato l'azienda.
L'altro colosso tedesco, Mercedes-Benz, sta invece valutando di spostare la produzione di un altro modello negli USA. Il capo della produzione, Jörg Burzer, ha detto che la mossa potrebbe essere necessaria per affrontare il costo dei dazi. "Stiamo ancora valutando l'impatto di queste tariffe. Abbiamo fatto alcuni piani, ma la flessibilità è assolutamente fondamentale", ha detto.
Stessa strada che intende percorrere la svedese Volvo Car. "Dovremo aumentare il numero di auto che costruiamo negli Stati Uniti e sicuramente spostare un altro modello nella fabbrica della Carolina del Sud", ha detto l'Amministratore delegato Håkan Samuelsson in un'intervista. Volvo costruisce già veicoli elettrici EX90 e Polestar 3 nel suo stabilimento vicino a Charleston e "dovrà guardare da vicino a quale altro modello aggiungerà alle linee di produzione", ha aggiunto.
Una soluzione diversa è quella prospettata dalla casa automobilistica coreana Kia, che punta a vendere più auto elettriche in Europa. Secondo quanto ha dichiarato Ho Sung Song, CEO dell'azienda, l'obiettivo è aumentare le consegne in territorio UE a oltre il 60% entro il 2030, superando le previsioni del settore del 54%. "Le politiche anti-EV del presidente Donald Trump offuscano le prospettive degli Stati Uniti", ha affermato.
Una situazione particolare è quella di Ferrari. I nuovi dazi USA si applicheranno anche ai modelli ordinati mesi fa ma non ancora consegnati negli USA. Un portavoce del produttore di Maranello ha riferito che "i contratti di acquisto prevedono clausole chiare e standard che consentono all'azienda di adeguare i prezzi nel caso in cui le condizioni commerciali cambino prima della consegna del veicolo".